
Non siamo partite alla ricerca di immagini stereotipate di luoghi e volti da collezionare, non abbiamo viaggiato per cercare costanti che potessero soddisfare una qualche nostra tesi sull’Europa e sul modo di viverci.
Ci trovavamo, in prima persona a vivere, in uno spazio grande che sembrava ci legasse a sé con un senso di appartenenza reciproca. In una situazione del genere l’istinto è quello di muoversi, di conoscere, di annusare l’aria di questo luogo, per prenderne coscienza, sia di questo che di noi. Interrogarci sull’identità di questa dimensione allargata e della nostra in relazione ad essa.
Sapevamo che sarebbe stata un esperienza soggettiva, contingente, legata allo spazio anche temporale che stavamo accingendoci a visitare, c’era una pagina bianca, ma era esattamente quello che ci aspettavamo e che stavamo cercando.
Volevamo muoverci sfruttando la connettività degli spazi e quella che noi avremmo saputo tessere. In prima persona dovevamo essere il filo conduttore di una storia “spaziale” (nel senso che esiste e parla di uno spazio), il cui motore era la nostra volontà di conoscenza, di sperimentare le nuove potenzialità di mobilità, di creare una rete mentale di persone.
L’esperienza comune dell’ Erasmus che abbiamo svolto l’anno scorso per sei mesi a Londra ci ha portato a riflettere di come al di là delle differenze culturali fosse possibile e stimolante costruire e trovare un linguaggio comune con persone e situazioni completamente diverse. Abbiamo deciso che saremmo dovute partite di nuovo, che il thè delle cinque e le pork pies non ci avevano ancora saziato.
Abbiamo concepito questa libro non come punto di arrivo, ma come punto di partenza, di apertura, non come una sintesi, ma come un’antitesi del nostro comune modo di concepire il progetto.
La nostra volontà di partire, di viaggiare non mirava infatti alla ricerca di una verità nascosta, sapevamo che ogni nostra scelta avrebbe determinato il percorso che stavamo consapevolmente e inconsapevolmente percorrendo e questo era lo scopo e la spinta, disegnare una mappa nostra di questo spazio condiviso e dimostrare che questo è necessario e possibile.
Vivere questa esperienza in due era importante perché ci metteva in una condizione di un continuo confronto con la terra che attraversavamo e con la persona al nostro fianco.
Il viaggio nasceva dalla nostra capacità di intessere relazioni, più una buona percentuale di casualità.
Abbiamo deciso, sia per ragioni economiche che logistiche, che nel nostro tour avremmo utilizzato diversi mezzi di trasporto.
Abbiamo pensato quindi ad un mezzo alternativo (l’astropallone) che comunicasse in modo narrativo e fantastico l’idea di viaggio, di volontà di spostarsi, ed abbiamo creato uno space sul web per promuover il nostro progetto .

Questo spazio ci dava modo di stabilire dei contatti con diverse persone, interlocutori con cui avessimo un linguaggio comune, ovviamente non quello linguistico, ma fatto di stesse passioni, interessi campi di attività affini al nostro, che poi abbiamo incontrato.
Il contributo delle persone che abbiamo incontrato aveva senso oltre che per l’arrichimento personale, culturale, professionale, come un modo di avvicinarci al posto che stavamo vivendo attraverso gli occhi di chi quel luogo lo chiama casa.
Le tappe e l’organizzazione del tour sono stati organizzati in base alle persone che erano entusiaste di incontrarci e di dividere questa esperienza con noi, ovviamente un po’ in base al caso, un po’ alle tariffe di biglietti di treni, navi, autobus e aerei,
Non volevamo dare uno specchio dell’Europa generalista, ma proporre uno degli infiniti percorsi che si possono intraprendere in questo nostro “spazio d’azione”.
Abbiamo scelto come mete dei nostri viaggi (nei seguenti paesi: Olanda, Belgio, Francia, Svezia, Finlandia, Germania, Bulgaria), città che in qualche maniera geograficamente e culturalmente riuscissero a darci un’immagine quanto più estesa e completa di questo spazio e di diverse dimensioni come capitali, piccoli centri proprio per una volontà di toccare diverse realtà con diverse anime.
L’approccio con la città è stato affrontato su diversi piani: abbiamo visitato luoghi di interesse “istituzionale”, abbiamo preso contatti con scuole simili o affini alla nostra, e abbiamo sfruttato la rete di conoscenze precedentemente instaurata grazie soprattutto al web. Man mano che la si conosce la città diventa progressivamente riflessiva e sempre più consapevole della capacità di agire su se stessa: non solo sul suo spazio costruito e sul suo schema organizzativo ma anche sulla sua stessa immagine, sulla sua cultura, sull’atmosfera. Parallelamente infatti, siamo intervenute attivamente nello spazio pubblico, nelle modalità che mantenessero una continuità con la realtà che presentavano i luoghi, stimolando l’attenzione di chi li vive quotidianamente. Alcuni di questi sono stati realizzati con dei ragazzi che vivono giornalmente quei posti, alcuni prevedevano un’interazione attiva con persone diverse.

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